Attualit
dellEsortazione apostolica Sacramentum caritatis
di Benedetto XVI

Una lettura attenta della nuova Esortazione apostolica post-sinodale di Benedetto XVI Sacramentum caritatis (22 febbraio, 2007) ci rivela subito il suo legame stretto con le grande sfide dellora. Voler illustrare in poche pagine questa attualit del documento non un compito facile. Per rendere giustizia alla ricchezza del testo rispettando i limiti assegnati a queste pagine, mi propongo di fissare la mia attenzione su alcuni aspetti del documento che mi sembrano particolarmente significativi per oggi.

Il primo testo scelto suona cos:

La conversione sostanziale del pane e del vino nel corpo (del Signore) e nel suo sangue pone dentro la creazione il principio di un cambiamento radicale, come una sorta di fissione nucleare, per usare unimmagine a noi oggi ben nota, portata nel pi intimo dellessere, un cambiamento destinato a suscitare un processo di trasformazione della realt, il cui termine ultimo sar la trasfigurazione del mondo intero, fino a quella condizione in cui Dio sar tutto in tutti (cfr 1 Cor 15,28) (n. 11).

Limmagine della fissione nucleare ci familiare. Del resto il papa lo nota esplicitamente. Essa serve qui di supporto alla comprensione della forza del tutto particolare che allopera nella conversio sostanziale del pane e del vino eucaristici. Questo pane e questo vino sono il Cristo risorto in persona nella sua oblazione eterna al Padre. Mediante la sua presenza e lattrazione che esercita su noi stessi e sul mondo, egli instaura un processo di trasformazione, di trasfigurazione che si compir nella presenza di Dio in tutte le cose.

Con tale dottrina, siamo a livello dellontologia, pi precisamente a livello del contatto dellessere del Risorto con il nostro, contatto dunque di efficacia suprema, ma anche a livello dellinvisibile, invisibile che si accorda difficilmente con il gusto o la sensibilit del nostro mondo per il visibile e il palpabile. Ci significa che il senso di questa dottrina sfuggir completamente ai credenti di oggi?

Senza rendersene troppo conto, gli uomini di oggi e i credenti con essi, vivono di molto di invisibile. Chi, per esempio, fa funzionare internet su cui essi navigano quotidianamente? Tecnici che essi non vedono, ma che sanno esistere da qualche parte nel mondo visto che il sistema funziona. E ancora: chi assicura che esista la citt di Sidney a coloro che non vi hanno mai soggiornato? La fiducia alla testimonianza di coloro che vi hanno vissuto.

Ci significa che la potenza invisibile del pane eucaristico pu essere loccasione, naturalmente mediante una buona catechesi, di far prendere coscienza ai cristiani di oggi (ed eventualmente alle persone di buona volont) che ogni efficacia in questo mondo non direttamente proporzionale allosservabile, al palpabile, al misurabile. Da ci, si potr risvegliarli ad un altro tipo di efficacia invisibile, ma in realt incomparabilmente pi potente della scissione dellatomo, quella dellEssere in azione come nel caso, per esempio, della venuta allesistenza dellembrione umano, dellavvenimento della nascita battesimale, della conversio eucaristica al momento dellepiclesi e delle parole dellistituzione, della partecipazione dei credenti alloblazione del Risorto pane di vita eterna. Tutto ci che concerne lorigine e la crescita di una realt invisibile. Ora linvisibile qui in questione appartiene a questo mondo delle radici, cio fa presa sullessere, accesso allessere e al suo comparire.

Il pensiero del papa sulla potenza invisibile di Dio impiegata nelleucaristia per i credenti e il mondo e il loro compimento finale in Dio non da prendersi alla leggera, non devessere considerato come un elemento secondario di questo documento. Esso ne costituisce il centro e ci che lanima in tutte le sue componenti.

Il secondo testo il seguente:

Il rapporto tra mistero creduto e celebrato si manifesta in modo peculiare nel valore teologico e liturgico della bellezza. La liturgia, infatti, come del resto la Rivelazione cristiana, ha un intrinseco legame con la bellezza: veritatis splendor. Nella liturgia rifulge il Mistero pasquale mediante il quale Cristo stesso ci attrae a s e ci chiama alla comunione. []. Tale attributo cui facciamo riferimento non mero estetismo, ma modalit con cui la verit dellamore di Dio in Cristo ci raggiunge, ci affascina e ci rapisce, facendoci uscire da noi stessi e attraendoci cos verso la nostra vera vocazione: lamore (n. 35).

Il papa parla in questo paragrafo del rapporto tra lex credendi e lex orandi. Egli vede questo rapporto manifestarsi particolarmente nel valore teologico e liturgico della bellezza. Come la rivelazione cristiana, la liturgia fondamentalmente connessa alla bellezza. Essa fa risplendere il mistero pasquale che ci attira verso la nostra vocazione allamore. Non si tratta qui di un puro estetismo o di una semplice armonia di forme. Poich il pi bello tra i figli delluomo, il rivelatore e il dispensatore della gloria del Padre anche lo sfigurato del Golgota, luomo dei dolori del canto del Servo di Isaia (Is 53,3). In tal modo, tutti i parametri della bellezza del mondo sono superati. Poich si tratta della bellezza dellamore che sa trasfigurare anche loscuro mistero della morte nella luce irradiante della risurrezione. Il mistero pasquale nella sua dualit di morte/oscurit e di vita/luce espressione del servizio gratuito che Dio rende allumanit peccatrice assumendola, purificandola e facendole dono della sua intimit.

Anche qui, quale attualit in questo rapporto tra fede e celebrazione mediante la bellezza! Noi viviamo in un mondo di estetismo. Basta aprire i giornali e le riviste, guardare la televisione e consultare i siti di internet per osservare linteresse per la bellezza del corpo, del vestito, dellambiente, ecc. Si potrebbe dire che lestetismo divenuto una delle preoccupazioni principali nella nostra societ del consumo e dellimmagine. Simultaneamente giocoforza constatare che questa insistenza sullarmonia delle forme non una vera bellezza. Essa una bellezza centrata sullio, una bellezza per mettersi in evidenza, per attirare gli sguardi, per sedurre, per farsi notare e desiderare. il culto dellapparenza. Per contrasto, la bellezza della fede che risplende nella liturgia della Chiesa pu toccare le persone disgustate da tanta superficialit e dallidolatria dellio. Al posto del vuoto dellestetismo, essa mostra il pieno del cuore aperto del Cristo sempre vivente nel suo sacrificio pro nobis e che si prolunga, per esempio, nei genitori donati ai loro figli, nei medici votati ai loro pazienti, nei pastori attaccati al loro gregge, ecc

Passiamo al terzo testo:

Le nostre comunit, quando celebrano lEucaristia, devono prendere sempre pi coscienza che il sacrificio di Cristo per tutti e pertanto lEucaristia spinge ogni credente in Lui a farsi pane spezzato per gli altri, e dunque ad impegnarsi per un mondo pi giusto e fraterno. Pensando alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, dobbiamo riconoscere che Cristo ancora oggi continua ad esortare i suoi discepoli ad impegnarsi in prima persona: Date loro voi stessi da mangiare (Mt 14,16). Davvero la vocazione di ciascuno di noi quella di essere, insieme a Ges, pane spezzato per la vita del mondo (n. 88).

La pertinenza di un tale testo per loggi evidente. Viviamo in effetti in un momento difficile della storia. Ogni giorno, vediamo arrivare nelle nostre citt volti dai tratti nuovi e con colori diversi, persone di provenienze religiose e culturali differenti dalle nostre. Vediamo arrivare anche nuove miserie, nuove fragilit che eravamo riusciti a domare con le nostre politiche sociali, con ledificazione di infrastrutture ospedaliere, ecc. Certo, sapevamo che esistevano, non molto lontano da noi, drammi praticamente senza uscita. Continenti interi presi nella morsa della fame, della sete, delle malattie incurabili, ecc. Ma ci era lontano da noi, non a portata di mano o di vista, come invece accade oggi con il riflusso delloceano della miseria che tocca le nostre frontiere con ondate potenti ed incessanti ed invade il territorio delle nostre vite sociali e private. Il nostro benessere ci aveva, se non indurito il cuore, quanto meno reso pi o meno disattenti alla tragica realt del nostro mondo.

Linvito di Benedetto XVI a farci, nel solco delleucaristia, pane spezzato per la vita dei fratelli capita a proposito. La sensibilit di Ges alla fame delle folle, che lo spinse a moltiplicare i pani e a farsi egli stesso pane spezzato per la vita del mondo deve divenire nostra. Pu e deve essere cos, non per una semplice imitazione esteriore, ma per unesigenza interna alla nostra identit. La preoccupazione dei poveri, degli affamati, degli assetati (qui nel duplice senso di una povert fisica e morale) che tormentava e bruciava il cuore di Ges, pu e deve diventare nostra, nel senso forte del termine, a motivo del fatto che consumiamo la carne e il sangue del Signore, carne e sangue che, come dice il papa al seguito di SantAgostino e di tante altre testimonianze patristiche, ci attirano a lui, ci identificano a lui. La situazione nella quale viviamo risveglia dunque in noi un dato inerente alla nostra esistenza eucaristica e la nostra esistenza eucaristica trova nella situazione di oggi possibilit nuove di esercizio e, con ci, di compimento.

Infine un quarto testo:

Durante la presentazione dei doni, il sacerdote rivolge a Dio una preghiera di benedizione e di richiesta in relazione al pane e al vino, frutto della terra, della vite e del lavoro delluomo. Con queste parole, oltre che coinvolgere nellofferta a Dio tutta lattivit e la fatica umana, il rito ci spinge a considerare la terra come creazione di Dio, che produce per noi ci di cui abbiamo bisogno per il nostro sostentamento. Essa non una realt neutrale, mera materia da utilizzare indifferentemente secondo lumano istinto. Piuttosto si colloca allinterno del disegno buono di Dio, per il quale tutti noi siamo chiamati ad essere figli e figlie nellunico Figlio di Dio, Ges Cristo (cfr Ef 1,4-12). Le giuste preoccupazioni per le condizioni ecologiche in cui versa il creato in tante parti del mondo trovano conforto nella prospettiva della speranza cristiana, che ci impegna ad operare responsabilmente per la salvaguardia del creato.

E il papa prosegue:

Nel rapporto tra lEucaristia e il cosmo, infatti, scopriamo lunit del disegno di Dio e siamo portati a cogliere la profonda relazione tra la creazione e la nuova creazione, inaugurata nella risurrezione di Cristo, nuovo Adamo. Ad essa noi partecipiamo gi ora in forza del Battesimo (cfr Col 2,12s) e cos alla nostra vita cristiana, nutrita dallEucaristia, si apre la prospettiva del mondo nuovo, del nuovo cielo e della nuova terra, dove la nuova Gerusalemme scende dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo (Ap 21,2) (n. 92).

Non cՏ ormai dubbio per nessuno che il nostro pianeta subisce di giorno in giorno aggressioni massicce che lo condurranno, se non cessano, ad una morte accompagnata da una crisi dalle dimensioni apocalittiche, per gli uomini, per la fauna e la flora. vero che si comincia a prestare orecchio ai gridi di allarme lanciati da decenni da individui vigilanti e gruppi di specialisti. Progetti internazionali vengono progressivamente alla luce. Ma questi progetti sono, ahim, assai timidi e di ben poca efficacia se si considera il dramma spaventoso che si sta tessendo in sordina e di cui si possono oramai osservare i prodromi nella nostra vita di ogni giorno. Mistero della cocciutaggine delluomo che dimentica che la barca su cui naviga e che la scena dei suoi piani, dei suoi scambi, dei suoi divertimenti, ecc., perde ogni giorno un pezzo del suo scafo. A che cosa attribuire questa cocciutaggine? Alleconomia di mercato che deve progredire a dispetto di tutti e dove sono coinvolti capitali considerevoli? Alla letargia del benessere e del confort delle societ opulenti? Allegoismo delle nazioni e della generazione dei nuovi ricchi che, senza pensare allavvenire, fanno servire tutto al loro prestigio e ai loro successi del momento? Alle nuove forme di peccato, dunque?

Anche qui, lEsortazione di Benedetto XVI capita a proposito. Essa ricorda che il cosmo non viene dalluomo, ma da Dio, e dunque che esso non neutro o senza proprietario e passibile di qualsivoglia utilizzo. Essa ricorda che il cosmo fatto certo per luomo, per da intendersi, non nel senso dello sfruttamento delle sue risorse fino al loro esaurimento, ma nel senso del loro utilizzo nella misura dei bisogni reali e contenuti della sussistenza umana. Stravaganza e capriccio sono dunque qui assolutamente da escludere. Lofferta fatta al Padre del pane e del vino, compendium della creazione e del lavoro delluomo, sono ordinati a diventare presenza ed espressione dellofferta cruciforme del Figlio in persona. Come allora abbandonarsi al saccheggio, quando la creazione e il lavoro delluomo sono, per cos dire, stampi, matrici, forme preesistenti del pro nobis filiale? Luso della creazione deve essere dunque animato dalla mens, dal nous pro-esistente del Figlio. Ecco i capisaldi che i credenti possono offrire agli sforzi e alla speranza di salvare ancora il nostro pianeta dalla sua rovina.

Capisaldi in legame con leternit, occorre ancora aggiungere con Benedetto XVI. Poich se la nostra terra da rispettare, nel senso precisato sopra, essa non per il definitivo. Essa un giardino che ne annuncia un altro infinitamente pi bello. ordinata ad una trasfigurazione, ad una novit ancora inedita ed inimmaginabile nella sua consistenza. Il papa non intende con ci privare la nostra terra del suo valore, ma donarle tutto il suo valore. Questa unit del disegno di Dio, il nutrimento eucaristico dona di sperimentarla e persino di far intravedere il sorgere della sua novit preparandola nella linea delle riflessioni che precedono. Se vero che la nuova creazione fondamentalmente opera di Dio, il credente vi collabora, in una certa maniera. Con luso pro-esistente della creazione quale stato segnalato sopra, il credente si accorda al disegno di Dio. Egli diviene cos il pro-logo dellopera di Dio, di cui Dio solo lepi-logo. Anche qui, leucaristia di una bruciante attualit. Essa inserisce i credenti nellunit della creazione temporale e della ri-creazione eterna donandogli di farne esperienza e, mediante il suo agire, di preparare la creazione a ci che ancora lattende.

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Molti altri aspetti di questa importante Esortazione apostolica avrebbero potuto essere scelti per illustrarne lattualit. I limiti di tempo non mi hanno permesso di enumerarli e di commentarli tutti. Quali che siano i limiti di questo intervento, mi sembra che esso lasci gi intravedere che la Chiesa dei prossimi anni non potr fare altrimenti che prendere seriamente in considerazione questo prolungamento della prima Enciclica di Benedetto XVI sullamore che Dio (cf. n. 5 dellEsortazione). La potenza trasformatrice e misteriosa delleucaristia a confronto di ci che cՏ di pi forte in questo mondo; la potenza rivelatrice e attrattiva del mistero che esplica questa energia trasfiguratrice, il mistero pasquale; limpegno fraterno radicale e universale che ne scaturisce e il rispetto e la sollecitudine verso la prima creazione in vista dellinstaurazione della seconda, sono dati che, difficilmente, possono lasciare indifferenti i credenti di oggi e eventualmente gli uomini di buona volont. Sapere che leucaristia non marginale a ci che costituisce le grandi sfide dellora presente, ma che essa vi si inserisce e contribuisce a risolverle, in realt ci che ha detto la presente Esortazione di Benedetto XVI.

Per finire, un desiderio. Che i pastori e i teologi della Chiesa studino e meditino questo grande testo per farne passare la sostanza nelle arterie vitali della Chiesa, poich se vero che, come ricorda il papa, la Chiesa che fa leucaristia, anche leucaristia che fa la Chiesa e, mediante essa, bonifica il mondo.

Ral Tremblay C.Ss.R.